capanna rosa prato ragazza

Ai margini del nulla – Haiku dal 2012

“Con l’avvicinarsi dell’imbrunire, il viandante che attraversa regioni inesplorate cerca un riparo per la notte. Vede i giunchi che crescono dappertutto, ne stringe quanti gli è possibile fra le braccia e li lega insieme alla sommità: in men che non si dica, ha costruito una capanna vivente con la vegetazione. L’indomani, prima di intraprendere un’altra giornata di cammino, slega i giunchi e in men che non si dica la capanna si disfa e scompare, ridiventa una parte indistinta del giuncheto. La natura appare di nuovo incontaminata, eppure rimangono piccole tracce del rifugio: una leggera piega o una curva qua e là fra le canne, il ricordo della capanna nella mente del viandante, oltre che in quella di chi legge questa descrizione. Nella sua forma più pura, il wabi-sabi riguarda proprio queste tracce delicate, queste prove indistinte ai margini del nulla”. (Leonard Koren, “Wabi-Sabi per artisti, designer, poeti e filosofi”)

I versi che raccolgo – ma più che altro accolgo – sotto una immaginaria tettoia sgangherata a cui dò nome di “Ai margini del nulla“,  si ispirano liberamente alle composizioni poetiche di origine giapponese, note come Haiku. Nella loro scarna essenza, parlano il linguaggio delle cose comuni eppure straordinarie, delle cose imperfette eppure colme di grazia, temporanee e incompiute eppure armoniose, delle cose umili e modeste eppure sublimi, delle cose spontanee e fulminee baciate da un rigore cosmico all’interno del quale persino le emozioni più inaccessibili riacquistano la loro dimensione naturale.

Tali componimenti di massimo tre versi racchiudono ed esaltano non la maestria autoreferenziale di uno scrivere poetico, ma la spontanea bellezza della poesia del mondo, della natura e dell’universo in cui si riflette un ordine magistrale che non richiede sforzi intellettuali per essere goduto, ma guizzi di pura intuizione in un atteggiamento di abbandono totale e fede sincera.

L’ancestrale potere del linguaggio poetico mantrico le cui sonorità vibrano alle frequenze più elevate del cosmo, fa sì che le parole racchiuse in questi versi facciano il loro corso affinché chiunque possa trarne beneficio in qualunque direzione possibile, percorrendo gioiosamente e senza indugio la strada appena accennata da tali “tracce delicate, queste prove indistinte ai margini del nulla”.

A scanso di equivoci: i componimenti qui raccolti non sono una trasposizione esatta delle regole formali che contraddistinguono gli Haiku giapponesi, rigorosamente composti da tre versi non rimati di diciassette sillabe, disposte secondo lo schema 5-7-5. Si ispirano piuttosto alla traduzione meno formale e allo stile libero di componimenti brevi che non superino le tre righe.

Dedico questi versi a tutti coloro che li leggeranno.

(Torino, 2013)

"C'è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce" (Leonard Cohen)
“C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce” (Leonard Cohen)