piuma blu

Il mestiere del dare

Profumi gesta d’intenti
lontana l’eco
del remoto sguardo finito a baciare l’attesa
appendere il cielo alle pareti
e dovunque sentire
profumo di te con la pelle sonnambula
non rimane la strada con il sole
ma il sole ci solleva i passi veloci
su tragitti che non fanno rumore
anche di notte, se la notte ha un dovere
è quello di farci stringere più forte
principianti di un solo amore
ed è in ogni attimo che scende su di noi
ad attorcigliarci monili di aurore e sentimento
che si fa leggero come una piuma
il mestiere del dare

(Inedito, Cecilia Martino 2010)

Scritto e pubblicato sul Blog di Cecilia Martino il 19 Gennaio 2014

Questa poesia ha dato il titolo al mio Blog.
Ha dato il titolo a tante cose, per la verità, nella mia vita.
Dare è una di quelle parole che nel vocabolario dell’anima non dovrebbero mai mancare, da sola basterebbe a compiere miracoli.
Il problema è che troppo spesso viene fraintesa, usata male: non si può mai dare agli altri più di quanto non si riesca a dare prima di tutto a se stessi.
Solo da questo punto si può partire.
Non ci sono scuse, né c’è altro da sapere.
L’altruismo che non proceda da un reale senso di centratura personale, apertura di Cuore, abbandono, Surrender … è solo egoismo mascherato. E’ una forma di ego inverso, un modo come un altro per riempire vuoti esistenziali.
Non c’è nessun’altro mestiere che valga la pena imparare se non quello di amarsi (e amare) incondizionatamente.
DARE, DARSI.
Non c’è un solo post che io rilasci su questo Blog che non sia prima di tutto un gesto amorevole per me stessa.
E’ il solo limite che mi sono posta nel creare questo spazio virtuale.
E’ il solo limite che rende veramente liberi.

“Il principale compito dell’uomo nella vita è dare alla luce sé stesso” (Erich Fromm)

Scultura mani
Maimouna Guerresi  LIGHT SIGNS, 2000 Bronzo cm 200x200x110 Torino – Piazza Castello

Ho scattato questa foto durante una mia passeggiata solitaria per le vie di Torino trovando irresistibile il gesto delle mani che tale scultura rappresenta. Racchiuse a formare una coppa, un contenitore, nell’intenzione di accogliere, di prendere, di ricevere ma anche di dare, offrire, donare. Perché il circolo tra le due cose è sempre virtuoso e interconnesso. Questo mudra delle mani può essere un buon “esercizio” per stimolare l’apertura dell’energia del Cuore: si può immaginare di riempire le mani con acqua che purifica, ad esempio, e poi rovesciarla sul capo visualizzando che scorra dalla testa fino ai piedi. O possiamo portare le mani raccolte in questo mudra direttamente davanti al plesso cardiaco, al centro del petto (l’Anahata chakra dello yoga), immaginando che una fonte incontenibile di amorevole energia vivificante sgorghi proprio da lì e venga raccolta dalle nostre mani per poi poter essere donata all’esterno, alla Terra e agli altri. Possiamo porre la nostra “coppa” delle mani in prossimità di qualsiasi parte del corpo sentiamo di voler rigenerare, purché rimaniamo nell’intenzione focalizzata di voler compiere un autentico rituale di amore.

“Giving is the art of living” (Yogi Bhajan)

Fonte http://ilmestieredeldare.blogspot.it/2014/01/poesia-il-mestiere-del-dare.html

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