In Ladakh, piccolo Tibet Indiano, Settembre 2006

Pensieri nomadi sulla via del Tantrismo

Saggio di Cecilia Martino pubblicato sulla Rivista Philosophema nel 2008.

Ladakh, Leh Foto ©Cecilia Martino
Ladakh, Leh Foto ©Cecilia Martino

“Libertà del vivere consociato vuoI dire soltanto piegarsi alle consuetudini o alla volontà della maggioranza e della forza, o quel consenso con l’opinione comune che significa di fatto non avere la propria e non c’è nessun arzigogolo filosofico che mi abbia mai persuaso del contrario; perché libertà è quella dell’uomo che parla con le stelle e contempla le montagne che si aprono al sorriso dell’alba o del tramonto e allora rivelano le loro resistenze e debolezze, o ascolta quella musica della natura che già commosse i filosofi della Cina antica.”  (G. Tucci, Il paese delle donne dai molti mariti, Neri Pozza. Vicenza 2005, p. 195.Il corsivo è mio).

La musica della natura commosse i filosofi della Cina antica. Le parole appassionate di Giuseppe Tucci (1894-1984), viaggiatore ed esploratore dell’anima tibetana, mi riportano con il pensiero ai filosofi presocratici, i cantori del Vero della Grecia antica. Gli uni si lasciavano ammaliare dal senso sonoro e impronunciabile del mistero naturale, gli altri inseguivano coscientemente il principio primo di tutte le cose, volendo nominare per primi il caos. In entrambi i casi, è la natura a provocare thaumazein, lo stupore di fronte alle cose che semplicemente accadono con un loro intrinseco ordine, senza che l’intervento dell’uomo ne modifichi la ultima, incontrovertibile necessità.

Il viaggio nei misteri della natura, in fondo, è l’odissea in cui da sempre si muove l’Ulisse di ogni tempo, perché l’uomo, creatura inguaribilmente metafisica ma necessariamente finita, ha in sorte di cercare da sé e da sé soltanto il senso della propria vita. In alcuni posti del mondo, lontani anni luce dalla cultura prometeica dell’Occidente in cui l’uomo esploratore del mondo ne diventa colonizzatore, ancora è possibile sentirsi parte di un ingranaggio cosmico senza soluzione di continuità né spaziale né temporale.

È ancora possibile stupirsi “parlando con le stelle” e “contemplando le montagne” e, ancor di più, ascoltando le risposte che incredibilmente arrivano da quella musica della natura che disegna armoniche celesti. Uno di questi posti è il Ladakh, un microcosmo fatto di grandi cose in cui ho avuto la fortuna di approdare anche io, sulle tracce di Tucci che in questi luoghi organizzò per ben tre volte (nel 1933, 1935 e 1939) spedizioni in carovane con lo spirito libero dell’esploratore che cerca di avvicinarsi lentamente e in punta di piedi a una Shangri-là dell’anima, un mondo agli antipodi di quello occidentale. Siamo nella lingua di terra più settentrionale dell’India, al confine con Pakistan e Afghanistan.

Soprannominato “piccolo Tibet indiano”, il Ladakh è il ricettacolo di quel che resta del buddhismo tantrico, una tra le più antiche religioni di natura che rimanda a quanto di più ancestrale è  ancora perseverato nella civiltà indù.  Sprofondare nei misteri del tantrismo a più di 3500 metri di altitudine nel cuore dell’altopiano tibetano, nel regno per eccellenza delle forze di natura, ha richiesto alla mia coscienza occidentale un preciso atto di fede: che nulla, ma proprio nulla, fosse dato per scontato. E la forza del thaumazein ha accompagnato ogni mio passo, ai limiti di ciò che è vero e di ciò che è immaginato ma non per questo, meno reale.

Continua:

  • Il mondo è come tu lo vedi
  • Integrazione versus rimozione: la Nonterapia
  • Echi d’infinito
  • Bibliografia essenziale

PER LEGGERE TUTTO IL SAGGIO CLICCA QUI:  http://www.nonterapia.ch/wp-content/uploads/2011/10/philosopnema_-_anno_6_n_8_-_10_-_il_viaggio.pdf

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Interni di un monastero tibetano in Ladakh – Foto ©CECILIA MARTINO

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