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Elogio della lentezza. Lumache Zen e Luis Sepulveda

Incontro con Luis Sepulveda al Salone Internazionale del Libro di Torino

Articolo pubblicato su QUANTIC MAGAZINE il 15 Maggio 2014

Ho incontrato Luis Sepulveda al Salone Internazionale del Libro di Torino, gli ho stretto la mano sussurrandogli un mio personale ringraziamento nella sua lingua madre, lui se l’è poggiata sul cuore e mi ha ringraziato a sua volta, firmando la copia del nuovo libro che avevo appena acquistato (“Un’idea di felicità”, scritto insieme al patron di Slow Food, Carlo Petrini). Poi, apro una pagina a caso e inizio a sottolineare, mentre scintille di gratitudine e ispirazione mi scoppiettano dentro come quando si accende un timido fuoco sulla legna per un falò in riva al mare e i primi strepitii delle fiamme ti fanno sentire a casa, al sicuro, al caldo. Come una lumaca nel proprio guscio. Già, come una lumaca …

Lumaca guscio blu spirale

“Facendo ricerche sul tema – scrive Sepúlveda – ho scoperto che in tanti diversi contesti etnici la lumaca è simbolo di equilibrio. Perché la lumaca possiede il giusto, solamente il giusto. Ha lo spazio esatto in cui abitare, il suo esoscheletro: se deve crescere di due millimetri il suo esoscheletro cresce di due millimetri, non di più”.

Ed è ermafrodita, penso subitaneamente, dunque basta a se stessa nella maniera più totale, ha in sé un equilibrio difficilmente riscontrabile in altri animali, la sua lentezza è saggezza, presenza, umiltà. Comprende in sé l’elemento maschile e quello femminile, ha il giusto senso della misura e del limite perché la sua casa se la porta sempre dietro, dunque, non ha interesse ad accumulare, vive del necessario, il superfluo potrebbe esserle fatale. Immediatamente intuisco la grandezza dell’insegnamento di questo esserino strisciante e della sua proverbiale lentezza. Mai come in questi tempi di velocizzazione di tutto, di ritmi frenetici e di connettività 24 ore su 24, l’insegnamento della lumaca andrebbe interiorizzato e praticato.

Lumaca e statua

La lentezza non è pigrizia, è attenzione e presenza. È propedeutica a qualsiasi pratica spirituale, di risveglio o di autorealizzazione che dir si voglia: mangiare lentamente, respirare lentamente, parlare lentamente… non c’è testo a tema evoluzione personale che in qualche punto non tiri fuori l’aggettivo lentamente. La lumaca è un grande maestro zen. Non ha mai fretta, gode di quello che ha, molto semplicemente. Racchiude in sé la sintesi delle polarità sessuali, una fusione di maschile e femminile che chiunque dovrebbe potenziare interiormente, prima ancora di andare in cerca dell’anima gemella fuori di sé.

Ed ecco, di nuovo le parole di Sepúlveda a farmi da eco:

“La vita è breve, buona, e c’è un diritto fondamentale: il diritto alla felicità. Che non si manifesta e non si deve confondere con una sorta di diritto naturale a diventare ricco, o a soverchiare gli altri. Parliamo di un’altra felicità. Delle soddisfazioni piccole, che però valgono molto”.

Nella lentezza c’è il gusto di assaporare la vita, di accorgersi dei dettagli, di vivere nel presente passo dopo passo. Nella lentezza non c’è paura, c’è fiducia e assennatezza e c’è attenzione, il principale veicolo catalizzatore di energia di cui possiamo disporre: “l’energia scorre dove si focalizza l’attenzione” – recita un detto hawaiano a cui fanno eco molte massime esoteriche – e se l’intento abbraccia tutto il corpo, ne beneficia ogni singola cellula. In tal senso, la lumaca è un accumulatore energetico senza pari. La sua casa, il suo rifugio è letteralmente in lei e sempre con lei. Ed ecco un altro insegnamento meraviglioso: imparare a prendere dimora in noi stessi, fare del nostro Sé il nostro unico rifugio, l’inizio e la fine di ogni spostamento e tenerlo libero il più possibile da cose inutili sia in termini “immateriali” (pensieri ridondanti, preoccupazioni, emotività smisurata etc.) sia nel senso concreto di possedimenti, accumulazione, consumismo …

Lumaca filo erba natura

Rimaniamo leggeri, non appesantiamo la nostra casa (il nostro Sé) di futilità, proviamo a fare questo esercizio di smaltimento, anche solo mentalmente, per qualche giorno. Facciamo finta di essere lumache che si portano dietro la propria casa ogni minuto e chiediamoci, con sincerità: cosa è davvero necessario per me? E poi, di tutto il resto, facciamo piazza pulita. Con gioia, senza attaccamento.
Il ritmo (e la qualità) della nostra vita cambierà inesorabilmente.

“Fermati, come il cavallo che percepisce l’abisso”
(Vladimir Majakovskij)

Lumaca giardino

Letture consigliate
“Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza” di Luis Sepúlveda
“Un’idea di felicità” di Luis Sepúlveda e Carlo Petrini
“Elogio della Lentezza” di Lothar Seiwert

Fonte: http://quanticmagazine.com/archives/15/05/2014/elogio-della-lentezza-lumache-zen-e-luis-sepulveda/

Il “distillatore della luce” Marco Pighin nella Taiga siberiana

Distillare l’essenza del cuore del mondo. Aromaterapia e geofilosofia dell’Heartland siberiano

Articolo pubblicato su QUANTIC MAGAZINE il  16 Maggio 2017

Un viaggio con il “distillatore della luce” Marco Pighin nella Taiga siberiana, cuore pulsante di forze vitali incontaminate, acceleratrici del destino evolutivo dell’umanità. Abbiamo incontrato Marco a Levice, nella Langa piemontese, dove ha fatto tappa con la sua conferenza itinerante dal titolo “Distillare l’essenza del cuore del mondo. Aromaterapia e geofilosofia dell’Heartland siberiano”, traghettandoci con grande sapienza, poesia e cura in un mondo magico intriso di profumi di abeti e cedri siberiani, betulle e artemisie … legna da spaccare, braci da alimentare con il fuoco letterale e metaforico della passione a meno cinquanta gradi di temperatura.

Marco Pighin
Marco Pighin

Reporter specializzato nella documentazione dell’ex spazio sovietico, Marco ha lavorato per più di un decennio come fotogiornalista per le maggiori riviste italiane ed estere fino a che l’approdo nell’Heartland siberiano – dove vive da diversi anni – sollecita una svolta nella sua vita. La Siberia è una delle poche aree geografiche del pianeta a non aver conosciuto colonizzazioni sanguinose, guerre, inquinamento e sfruttamento industriale. Uno spazio geografico talmente sconfinato da apparire come l’ultimo rifugio veramente incontaminato del pianeta, portatore di una memoria pura che non è stata mai intaccata dalle tragedie della modernità. Secondo molte tradizioni, la Siberia centromeridionale rappresenta il “Cuore della Terra”, ovvero il centro sacrale e propulsivo della Russia-Eurasia. Inoltre, a voler misurare il centro esatto dell’Asia (continente da sempre culla di spiritualità e misticismo), come ci fa notare lo stesso Marco, geograficamente il punto ricade proprio in quest’area.

Siberia Altaj panorama

Entrando profondamente in contatto con lo spirito speciale di questo luogo connotato da un forte ruolo messianico, elevatore, rigeneratore, creativo e creatore di una nuova specie di umanità (una “speciazione” tra l’altro già in atto che se ne sia consapevoli oppure no), Marco va incontro al suo destino e lo sposa con tutto l’entusiasmo di chi sa accogliere le chiamate inequivocabili dell’anima, seppur non senza iniziali difficoltà, non ultima la costruzione della sua distilleria da solo.

Un filo d’oro comunque sembra legare la trama della sua attività: la luce. Da fotografo a distillatore. Dalla camera oscura del negativo fotografico all’estrazione degli oli essenziali, dove la cattura della luce avviene su altri livelli per così dire “invisibili”. Ma – come sottolinea Marco – in realtà “l’esoterismo non esiste, siamo noi che abbiamo perso la capacità di vedere, è tutto rivelato!

Taiga russa panorama
Taiga russa panorama

La luce che Marco distilla è lo spirito tellurico siberiano con tutta la sua forza vitale, che trasuda dagli oli essenziali e Marco lo fa con un procedimento che sposa tutta la lentezza necessaria al compimento di un rituale… Solo questo basterebbe a conclamare la extra-ordinarietà degli oli di sua produzione. Niente a che vedere con le dinamiche accelerative di processi industriali dove vige la regola economica del “minimo sforzo massimo risultato”. Apro subito questa parentesi, perché lo trovo uno dei passaggi più importanti, nonché poetici, della conferenza di Marco. L’uomo non è fatto per servire, ma per creare, ragion per cui la legge economica/produttiva del “minimo sforzo massimo risultato” non vale sui piani della legge spirituale/creativa: ve lo immaginate un Raffaello, un Michelangelo o un Donatello nel loro pieno estro creativo a pensare di doversi dare di meno per guadagnare di più! Creare secondo l’armonia delle leggi dell’anima implica piuttosto un grande sforzo, che poi sforzo realmente non è: è aspirazione, dedizione, totale abbandono al momento fecondo dell’Opera creativa che si sta compiendo attraverso l’Uomo e di cui l’Uomo si fa portatore morendo totalmente al suo ego e dandosi allo spirito che partecipa al compimento di ciò che attraverso di lui deve compiersi.

Altaj Siberia panorama
Siberia, panorama Altaj

Se ti apri allo spirito, lo spirito arriva. Se ti chiudi, se ne va” ci ripete spesso Marco, e ciò che arriva dopo l’apertura non lo puoi controllare o almeno, non dovresti. Non lo puoi né sollecitare né rallentare in base a ragionamenti, calcoli di profitto, aspettative di successo o quant’altro la mente suggerisce. Puoi solo accoglierlo e alimentarlo con l’ardore della passione, della fede, dell’abbandono, dello stupore, del puro piacere di creare – tutte attitudini queste, che fanno capo al cuore. Proprio da lì inizia il patto animico e si compie qualsiasi tipo di trasmutazione. Che altro è la morte mistica se non questo? Morte ciclica come le stagioni, abisso che innalza, forza riparatrice, simboleggiata nemmeno troppo velatamente dall’elemento fuoco che arde, incenerisce e rigenera per dare spazio al nuovo. Quel fuoco che Marco e i suoi compagni di distillazione celebrano, ringraziano, “servono” in ogni minuzioso, lento e lungo passaggio che condurrà all’estrazione finale dell’essenza “risorta” degli oli. Risorta nel vero senso della parola come scoprirete continuando a leggere.

Fiamma fuoco focolare

È a dir poco affascinante ascoltare le parole di Marco mentre disegna sul foglio la sagoma della sua Distillatrice paragonandola alla Levatrice che amorevolmente si prenderà cura del Nascituro – l’olio essenziale, il Figlio – il quale, prima di giungere a compimento, perirà dapprima sotto la morsa devastante del Fuoco. Il calore, infatti, uccide l’olio essenziale e quello che viene raccolto alla prima botta è un olio essenzialmente morto “se lo annusate, sa di minestrone!” ci racconta Marco. Questo “minestrone” però, viene poi riposto in quelle che a Marco piace chiamare le Catacombe, immaginiamole pure come una sorta di cantine buie e fredde. Bene, in queste “caverne” avviene la trasmutazione, la rinascita, la resurrezione dell’olio essenziale. Dopo qualche giorno, o settimana, dipende dagli oli, l’essenza resuscita e… il minestrone diventa ambrosia. Un balsamo dalle molteplici sfumature olfattive che si porta dietro tutta la forza spirituale di un processo che emula nemmeno troppo velatamente la passione cristica e il processo alchemico.

È questa la luce da cui siamo partiti, il vero distillato di cui Marco si fa portatore con il suo progetto. Un progetto che è ben più complesso di quanto si possa racchiudere in poche righe e che, tuttavia, vale la pena anche solo sapere che esiste. Un progetto che, facendo appositamente leva solo sul passaparola, sta portando Marco in giro per l’Italia con uno storico di conferenze, presentazioni, workshop, crowdfunding, già arrivato a oltre 200 eventi. Un progetto che getta un ponte tra la Siberia e la nostra civiltà allo scopo di sollecitare una Consapevolezza che preme per essere accolta e si propone di farlo grazie alla “spinta” propulsiva di quel centro sacrale del mondo che ha nome Siberia.

Sappiamo quanto l’inconscio individuale e collettivo sia forgiato dallo spirito dei luoghi: immaginiamo l’intimo di un essere vivente che passa tutto il suo tempo immerso in panorami sconfinati ricoperti per la maggior parte dell’anno solo di neve, neve… silenzio, bianco, luce riflessa, purezza, vuoto, trasparenza… A quale intimità sarà maggiormente avvezzo se non a quella dell’anima, di dio, dell’assoluto!

Come in alto, così in basso” (e come dentro così fuori) – non può che finire a citare Ermete Trismegisto Marco Pighin, ma anche Tolstoj e Dostoevskij, Steiner e Dahlke (autore insieme a Thorwald Dethlefsen del libro “Malattia e Destino”), Carl Schmitt con il suo “Terra e mare” (terra e mare … due elementi, due forze naturali, due spazi vitali che determinano la vita dell’uomo…), e Zoroastro nell’apoteosi catartica del sacro fuoco quale maestro supremo che incarna il principio creatore per eccellenza. Una danza di elementi che rimbomba di archetipi e miti molto lontani, longevi, ancestrali… e che la meditazione aromatica con gli oli essenziali scaturiti dalla scintilla spirituale del genius loci siberiano, può aiutare a risvegliare, potenziando tutte le latenti facoltà di guarigione insite nel corpo-anima.

Courtesy of Marco Pighin
Courtesy of Marco Pighin

Tra gli oli essenziali che Marco produce e presenta durante le conferenze condividendo la sua pionieristica idea di commercializzazione per il breve periodo in cui rimane in Italia prima di tornare nel piccolo villaggio siberiano dove vive, due tra i più prestigiosi sono senz’altro l’abete e il cedro.

L’Abies Sibirica è un abete che cresce in Siberia, raggiunge i 40 metri di altezza e sopravvive a temperature che superano i – 50 gradi. Quest’olio di altissima qualità viene distillato in una delle più pure e incontaminate regioni del pianeta, la Taiga dei monti Sayani vicino ai confini con la Mongolia. Un olio purissimo e introvabile nel mercato. La sua essenza è la perfetta sintesi delle qualità che la natura può sviluppare nel freddo più intenso: le sue qualità ci portano un calore che è passato attraverso il gelo siberiano, un calore che nasce da una profonda interiorizzazione. Ecco perché quest’olio agevola l’introspezione e il più profondo radicamento trasformando la debolezza in forza, acuendo la vista verso gli aspetti invisibili, spirituali della realtà e verso il raggiungimento della missione dell’anima narrandoci il significato occulto di “cuore del mondo”.

Il Cedro Siberiano è un pino considerato dalle popolazioni indigene la pianta più sacra e importante in quanto è un ricettore e accumulatore di forze cosmiche. Quest’olio essenziale è il più pregiato fra gli oli di pino siberiani.

Tra le altre essenze distillate da Marco, ci sono il Pino Silvestre, la Corteccia di Betulla, l’Iperico, l’Artemisia, il Cumino Carvi-Fioiri, la Picea Obovata. Questi oli essenziali possono venire utilizzati – oltre che nelle maniere più tradizionali (con gli infusori, per massaggi etc.) – anche e soprattutto con quelle che Marco chiama “meditazioni aromatiche”. In questo modo si entra più profondamente in contatto con lo spirito dell’olio lasciando che sopraggiungano intuizioni, visioni, immagini, o tutto quello che lo spirito vorrà indicarci facilitando guarigioni spontanee là dove sia necessario. Non si tratta di panacee o di oli miracolosi beninteso. Il requisito imprescindibile per accostarsi ad essi – così come in qualsiasi dialogo con l’anima – è la Consapevolezza. La vera medicina è questa, ritornare a dialogare con lo spirito.

Per contattare Marco Pighin: marcopighin@gmail.com

Fonte: http://quanticmagazine.com/archives/16/05/2017/distillare-lessenza-del-cuore-del-mondo-aromaterapia-e-geofilosofia-dellheartland-siberiano/