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Libro Che Cos'è Poesia? Considerazioni dell'editore Giuliano Ladolfi

  • 49 minuti fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Dopo la prima ristampa a soli due mesi dalla pubblicazione, il prestigioso Premio al Concorso Letterario di Grottammare: qual è il "segreto" del libro di Cecilia Martino? Ne parla l'editore Giuliano Ladolfi




Testo gentilmente concesso dall'editore in occasione della Premiazione ufficiale al 17° Concorso Letterario Città di Grottammare Franco Loi, avvenuta il 9 maggio 2026.


Quali sono i motivi per i quali l’opera ha superato la selezione che le nostre edizioni compiono nei confronti dei lavori che giungono in redazione?

La risposta è molto chiara: perché l’autrice ha tradotto in termini pratici i principi epistemologici e poetici sui quali si basano sia la nostra casa editrice sia la rivista “Atelier” che nel 2026 compie trent’anni. Dal 1996 ci interroghiamo sul significato della poesia nel tempo presente e abbiamo pubblicato molti saggi sull'argomento per tracciare linee originali di composizioni in versi. Abbiamo così creato un movimento che ha dato i suoi frutti non solo in Italia, ma in tutto il mondo.


Come ognuno di noi, secondo la filosofia personalistica, è un essere unico, irripetibile e allo stesso tempo uguale a tutti gli altri esseri umani, così la poesia è la traduzione in versi di un modo unico e irripetibile di aver abitato la terra in un determinato periodo storico. Oggi noi stiamo vivendo il periodo della Postmodernità, della “liquidità”, per cui in ogni opera è fondamentale rispecchiare questa crisi dell’umanità.


Nell'opera della Martino troviamo il rifiuto della concezione autoreferenziale e ludica della poesia: al poeta è consigliato di condividere la necessità inseparabile di unire letteratura e problemi umani in un'arte che nasce intrinsecamente e intimamente dall'esperienza, evitando una lirica concepita come libero sfogo della soggettività o come espressione poetica di una individualità assoluta.


L'elemento essenziale del testo dell’autrice sta nel recupero del rapporto tra parola e realtà, che trova il suo legame nel valore della persona umana. C'è un chiaro bisogno di un nuovo linguaggio, di una parola "chiara" e "forte": "chiara" che si ricollega al lettore, "forte" che si ricollega al mondo. Stilisticamente, la parola "chiara e forte" colma il tradizionale abisso tra il vocabolario quotidiano e il vocabolario poetico, la cui unione potrebbe al massimo produrre solo un "miscuglio". Ora non c'è più alcuna separazione o distinzione, perché la parola dice il mondo, la vita, l'esistenza. Inoltre, la secchezza e l'essenzialità dello stile devono essere interpretate come linea indefinibile tra parola e silenzio, tra parola e mondo, tra dimensione interna e realtà, tra spirito e carne. Il soggetto non è annullato come nel correlativo "oggettivo", né romanticamente caricato di un ruolo centrale come "legislatore e creatore" dell'universo, ma mantiene un giusto equilibrio tra implicazione, proiezione e autonomia. All'io lirico si sostituisce l'io-uomo, la situazione, il gesto, la rappresentazione visiva e coinvolgente che va oltre la dimensione autoreferenziale per collocarsi in una prospettiva e una pluralità semantica che ne moltiplica il significato.


Se esiste un rapporto tra parola e realtà, se esiste un dialogo tra gli esseri umani, il compito principale della poesia è quello di offrire un'interpretazione originale alle domande esistenziali: perché viviamo, perché soffriamo, perché esiste il mondo, qual è la posizione dell'individuo nel contesto sociale...

Cecilia Martino, pertanto, si unisce alla schiera di altri contemporanei scrittori che alla poesia affidano l’antica missione di affrontare con coraggio l'uomo e i suoi problemi, il suo rapporto con se stesso e con il mondo, i suoi ideali, la sua grandezza e la sua miseria, nel tentativo di ridefinire all'inizio del millennio un nuovo concetto di "umanesimo", come una sfida a un'umanità ancora persa nelle sabbie mobili del relativismo, padre della morte delle Lettere, perché, nonostante il male presente nel mondo, vince la speranza vince l’amore.


La poesia ritrova così la sua vocazione a diventare il canto dell'uomo, della sua difficoltà a vivere, a lottare, a capire, a raccontare. La poesia deve riflettere la realtà, la vita: "La letteratura permette a tutti di rispondere meglio alla propria vocazione di esseri umani" (Tzvetan Todorov).




Alcuni momenti della Premiazione al Teatro Kursaal di Grottammare, sul palco con la Presidente di Giuria della sezione saggistica/narrativa Elena Malta

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