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Incontro poetico con Mariaester Graziano a L'Aquila

  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 4 min

"Cecilia è una nomade delle radici" ... La scrittrice aquilana Mariaester Graziano parla del nuovo libro di Cecilia Martino Che Cos'è Poesia? Spunti di vista per abitare poeticamente il mondo (Giuliano Ladolfi Editore), in occasione della presentazione svoltasi alla libreria Punto Giusto Einaudi a L'Aquila il 13 marzo 2026.


Cecilia Martino con la scrittrice Mariaester Graziano alla libreria Punto Giusto (Einaudi) Via Roma 69, L'Aquila
Cecilia Martino con la scrittrice Mariaester Graziano alla libreria Punto Giusto (Einaudi) Via Roma 69, L'Aquila

Prima di tutto vorrei dire che la poesia è la meravigliosa coincidenza degli opposti e questa ne è la testimonianza. Io non viaggio, faccio una vita eremitica. Cecilia è un'esploratrice, una nomade delle radici. Io non ho mai preso un aereo o un treno ad alta velocità, Cecilia ha esercitato passi e lontananze. Eppure ecco la scintilla dell'inaspettato: io mi sono sentita respirata dalle parole di Cecilia e ho viaggiato col suo fiato. Gli elastici dell'anima prima o poi ti fanno sempre incontrare. Per questo vorrei capire prima di tutto da questo incontro, percepire gli incontri di queste anime che si sono ritrovate alla stessa ora, allo stesso luogo. Perchè è quello che cerca il libro di Cecilia, non un approdo, ma nuove direzioni, non presentazioni ma emanazioni. Così ci chiede di metterci in servizio, di renderci responsabili di questo tempo, di rispondere.

La poesia è prima di tutto trasformazione. La poesia è un fare come già scritto da Hillman. Un modo per incontrare i proprio demoni, la propria parte dell'inferno e del paradiso. La poesia, dunque, è prima di tutto un viaggio. E per questo Cecilia ci porta attraverso le tappe di un suo percorso geografico e letterario che noi abbiamo il privilegio di guardare come dentro un vecchio pallone aerostatico, esposti al capriccio del cielo, alla carezza del sole.

Non è un viaggio comodo quello che ci propone l'autrice ma un viaggio verticale, di radice ed elevazione. La base poetica della mente è un progetto rivoluzionario, è il fuoco blu, il processo alchemico.

Il vero poeta è il bambino, è Cecilia piccola che gioca con le parole, si attrezza sulle vocali. Osserva, come un'esploratrice entomologica, le parole come creazione.

Parla di originalità, che ha una medesima radice con la parola oros, bocca, ma anche auricità. L'elemento grezzo della sillabazione viene trasformato, alchemicamente, nell'oro della disvelazione.

La poesia è vocazione, polisenso, congiunzione tra soggetto e oggetto. La parola non è più mezzo ma suono stesso, vibrazione, onda. Grido, a volte, come diceva Meireles. Un suono tribale in cui ci si riconosce a distanza.

Cecilia parla di Heidegger, del suo "abitare lo spaesamento".

Si passa dall'opinionismo, così caro ai nostri tempi, alla ricchezza del dubbio, nella pausa socratica, nel tempio dell'innocuo, esserci, disporsi all'ascolto. Coincide con quello che Cecilia fa emergere nel Wabi-Sabi giapponese. Un fare silenzioso.

Abbandonare la certezza, significa esporsi al territorio del vento, alla possibilità di infrangersi. Ciò che rimane è un'orma senza passo, un'allusione, l'evaporazione della ferita, male e guarigione nello stesso momento. Ancora qui ritorna un tema profondamente psicologico per cui la ferita è sangue e lacrime. L'evaporazione della ferita e del pianto è cicatrice, mappa e rimanenza di sale, sapidità vitale. Rimane il sentimento della nostalgia, che è un dolore di casa, di radice, che racconta l'origine ma ci dice anche della tensione di un viaggio. È richiamo di nascita, quella che ti fa mettere la mano sull'ombelico e ti fa trovare casa sempre.

È quello che si avverte nella sua esperienza di Capo Verde.

Zorba il greco è il compagno interiore, lo sguardo primitivo, intero. Chiede il corpo con tutto il suo esserci di orecchie, polpastrelli, passi. È danza.

Essere poeti è essere principianti per sempre, lo stupore del primo sapere.

"Il poeta è l'essere umano che si accorge di esistere". dice Cecilia.

Il poeta risponde alla vita, non reagisce. È parte attiva.

Non è concentrazione, fissità mentale, ma meditazione, capacità di disancorarsi dal contorno, disequilibrarsi.

Poesia è danza, è ritmo. È canto.

Meravigliosa la metafora del fico che va subito al frutto evitando la fioritura. È un proporsi tutto nella sostanza nutriente dopo nascosta gestazione.

Il mestiere del dare è artigianato di pazienza, eterno apprendistato, coraggiosa insolenza.

È l'insegnamento del mare che partorisce continue origini e che sempre ritorna. Cecilia nomina Virginia Woolf ne Il Faro, la sua ancora mobile e irrequieta di salvezza precaria.

Cecilia dice ancora che la poesia va respirata. Leggere a voce alta, compressione e decompressione diaframmatica, un cuore raddoppiato.

Questo significa partire prima di tutto dal silenzio, capacità della pausa, della fase ricettiva dell'ascolto.

La poesia è semplice, nel suo significato etimologico.

È mettersi nell'altrove, affidarsi al vento, anche a quello abbreviato del fiato. Siamo in una mongolfiera. Siamo nell'UNI-VERSO, unico canto.

Poesia è stella e girasole, è "non ciò che ti accade ma ciò che vuole accadere attraverso te". Il primo suono che ci viene regalato è il proprio nome. Così credo che rappresenti un po' il medaglione poetico che ci portiamo come dono nella vita. Cecilia significa cieco e nell'antichità al cieco venivano attribuite capacità divinatorie. La poesia è preveggenza, è destino di chi guarda con l'occhio interiore, di chi sente col ritmo. Tu avevi questo destino delle direzioni cieche, di venti incorporati, Cecilia mia.


Cecilia Martino con Beatrice e Nicoletta della libreria Punto Giusto (Einaudi) de L'Aquila
Cecilia Martino con Beatrice e Nicoletta della libreria Punto Giusto (Einaudi) de L'Aquila
Presentazione del libro Che cos'è Poesia? a L'Aquila Libreria Punto Giusto (Eianudi) 13 marzo 2026
Presentazione del libro Che cos'è Poesia? a L'Aquila Libreria Punto Giusto (Eianudi) 13 marzo 2026


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