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“La mia poesia nasce da una necessità”

September 16, 2007

 

 

 

Roma, Novembre 2006 – A pochi giorni dall’uscita della sua raccolta di poesie intitolata illogicaMente, incontriamo Cecilia Martino, giornalista e scrittrice.

 

L’approdo alla poesia è stato un passaggio obbligato della mia vita, più che della mia carriera. Io ho sempre scritto, di tutto, e ho avuto anche la fortuna di pubblicare libri abbastanza presto, grazie al mio lavoro di ricerca all’università. Ma la poesia è qualcosa di assolutamente diverso perché ti consente di esplorare il campo minato del linguaggio per esprimere qualcosa che non deve necessariamente essere compreso da tutti. E secondo me è questa la più grande forza e libertà della poesia e ciò che la rende più vicina alla vita.

 

Come sei arrivata a questa pubblicazione?

Partecipando a una selezione letteraria. Da circa dieci anni conservavo le mie poesie gelosamente senza avere mai avuto il benché minimo pensiero di proporle per una pubblicazione. Come è giusto che sia, ho sempre scritto per una mia profonda necessità, non per essere letta da qualcuno. Ma un giorno, incrociando con lo sguardo l’inserzione su un importante quotidiano, qualcosa è scattato ed io ho seguito semplicemente l’intuito, come del resto faccio quando scrivo: seguo coscientemente una intuizione poetica. E’ questa la poesia per me: una intuizione cosciente. Essendo io allergica ad ogni concezione dualistica dell’uomo credo molto alla cooperazione di ragione e sentimento nella facoltà pensante dell’uomo. Per questo ho voluto intitolare il libro illogicaMente, usando una provocazione che gioca con il linguaggio.

 

Perché illogicaMente?

Appunto per questo. Odio i dualismi di cui la nostra cultura occidentale è intrisa e la presunzione teoretica di considerare l’uomo un essere razionale solo in quanto dotato di una facoltà raziocinante che elabora pensieri logicamente ineccepibili e dunque propulsori di verità. La verità è un’altra, ed è l’esperienza e la vita stessa che lo insegna: ed è che l’uomo non va da nessuna parte se è incapace di provare emozioni perché il bagaglio emozionale ed illogico della mente è ciò che produce non solo lo stimolo della ricerca, ma anche la motivazione necessaria al suo perseguimento. Mi permetto di segnalare sull’argomento un libro illuminante, scritto da un insigne professore di neurologia Antonio R. Damasio, si intitola “L’errore di Cartesio”. Illuminante.

 

Che ispirazione segue la tua poesia?

La mia poesia nasce da una necessità, è come se non potessi fare a meno di dire qualcosa altrimenti. E’ una necessità che si addentra nei limiti del linguaggio, perché quasi mai si trovano le parole giuste quando si vuole arrivare ad espressioni profonde che nascono da un vincolo emozionale. Per questo con il tempo scrivere per me è diventato una sorta di diletto linguistico ed esercizio di vita al tempo stesso. Mi piace forzare il linguaggio, utilizzarne tutte le potenzialità remote, scavare il rimosso, far parlare il non detto, contorcermi nello spasmo espressivo di qualcosa che alla fine rimane taciuto. Perché il poeta è uno strano personaggio, un po’ visionario un po’ strafottente, che punta il dito al cielo rimanendo con i piedi per terra. Perché nonostante la sua ispirazione segua una necessità diciamo trascendente, di esprimere l’inesprimibile, egli rimane uomo. La mia poesia nasce da questa coscienza dialettica.
 

A chi consiglieresti di leggere il tuo libro ?

Da lettrice onnivora quale io sono, credo nei colpi di fulmine in libreria o a quelli tra autore e pubblico durante le presentazioni. Basta davvero poco per entrare nel cuore della gente e altrettanto per rimanere del tutto indifferente. Ognuno di noi sa cosa cerca da un libro e se è disposto a rischiare qualche euro per lasciarsi sedurre dall’ignoto. La poesia non ha vita facile, si sa. Credo che bisogna avere una certa sensibilità e disposizione d’animo per arrischiarsi nella lettura di poesie di una firma non conosciuta. Ma io sono fiduciosa, ho sempre creduto fortemente in poche cose nella mia vita e l’amore e la scrittura sono tra quelle. Sono forze di cui mi vanto e che credo di possedere in sorte come una specie di dono. Ne vado fiera. Amo l’amore e la poesia è la mia personale dichiarazione d’amore per la vita, bella o brutta che sia. Non esistono esistenze banali, di questo sono sicura. In ogni uomo c’è un potenziale poeta.


Intervista pubblicata sul Magazine di Cultura
SINEQUANON (www.sinequanon.org) - Novembre 2006

 

ILLOGICAMENTE 12 ANNI DOPO Narrativa Aracne Editrice

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