Gianna Nannini L'incanto della differenza



Un completo giacca e pantaloni color rosso. Rosso fuoco. Rosso passione, energia, calore. Rosso cuore. La differenza Gianna Nannini la fa non appena appare sul palco, dopo qualche minuto di buio e luci soffuse appese al filo della notte stellata portorecanatese. La grinta a tratti quasi tenuta a bada ma mai addomesticata, come una corrente elettrica distribuita alle estremità, profusa nei gesti rapidi delle mani che lei, direttrice d'orchestra di sé stessa e del pubblico, scuote spesso come fossero bacchette magiche. E tutto è magia non appena entra sul palco la signora in rosso che fa rabbrividire il silenzio con una nota appena accennata della voce, ancora da riscaldare, da armonizzare, da intonare ai ritmi del pubblico a cui Gianna si rivolge ininterrottamente, con la complicità di un frutto maturo. Non più esuberanza ostentata, se mai ce ne fosse stata, ma una intensità di esistenza musicale che sfodera successi sgranando una canzone più bella dell'altra come fossero semi di un rosario. Il sacro e il profano, il forte e il piano, la preghiera e il rock. Questa l'alchimia che si compie sul palco nel tour che Gianna ha voluto riservare ai palchi all'aperto di luoghi "minori" d'Italia, minori non come diminutivo, anzi. Come sconfinamento augurale verso dimensioni concrete di recupero della semplicità, limitrofe a ciò che è piccolo e non per questo banale. Come una intimità ritrovata, la benedizione su cieli dimessi alla quale si converte, con una umiltà disarmante che celebra la vita, la sacerdotessa più trasgressiva che la storia della musica italiana possa vantare. Con poche rivali nel suo genere, aggiungo. Tra queste tappe si illumina Porto Recanati che accoglie l'artista e i suoi numerosissimi fan presenti nell'avvolgente atmosfera raccolta dalle mura del Castello Svevo, in una notte piena di stelle a salutare l'abbrivio di Settembre. Porto Recanati è stata la 29ma tappa del tour Piano Forte e Gianna Nannini, La differenza Estate 2021.



E proprio con il brano La Differenza si apre il sipario musicale, mentre con un respiro profondo quasi di sollievo, si chiude quello umano, profondamente commovente. Gianna Nannini si destreggia su spirali di alti e bassi, invocando - infaticabile come una fuoriclasse a briglia sciolta - l'energia del pubblico, quasi a nutrirsene per andare avanti. Ma è lei a trainare la scena, a scomporsi e ricomporsi, stella e firmamento intero. Un po' in piedi sul palco, microfono alla mano e movimenti lenti e dirompenti, un po' seduta al piano quasi a scomparire dietro allo strumento, minuta com'è la sua statura, eppur gigante di emozioni a fior di pelle e di inconfondibili "tocchi alla Nannini" come suonare le note finali di Ragazzo dell'Europa con il piede!


Si alterna così la danza della donna del rock in veste casalinga, differentemente giovane e agile, con un ritmo che a fatica lascia riprendere fiato, tanti sono i frutti meravigliosi di una passione che ha generato nel tempo evergreen indiscutibili: Profumo, Bello e Impossibile, Ragazzo dell'Europa, I maschi, Meravigliosa Creatura, Fotoromanza, Sei nell'anima, Notti senza cuore, Amandoti. Passando per poesie di solo raccoglimento che, ad applaudire al finale, par quasi di interrompere un sacro momento, quali Una Luce e Oh marinaio… Senza tralasciare tributi sofisticati e coinvolgenti come Diamante con buona pace di De Gregori e Zucchero.


Tre volte richiamata sul palco per continuare lo spettacolo, Gianna non concede bis, bensì tutte canzoni nuove. Di volta in volta riarrangiate, cantate a metà con il pubblico, sospirate all'orecchio e gridate al mondo intero, in quel saliscendi di tonalità così peculiare alla timbrica vocale di un'artista che sì, la fa la differenza perché sa amoreggiare con il tempo che passa con la disinvoltura giocosa di una bimba dispettosa che incarna l'elegia di essere anche madre. E quando è tempo di salutare, si ritira portandosi le mani al petto con un preliminare di inchini a sostenere la presa di due ore piene, ininterrotte di performance. Questa sì che è la differenza. L'abilità di vestire il tempo che passa con una coerenza di spirito pronta ad accoglierne le sfumature più fragili e impermanenti, concedendosi il lusso di essere se stessi sempre.


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